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Deterritorializzazione dinamica e dittatura dello Stato


Slavoi Zizek scrive…

La deterritorializzazione dinamica coesiste con – e sempre più si fonda su – interventi autoritari dello Stato e dei suoi apparati giuridici e di altro tipo.

Ciò che possiamo intravvedere all’ orizzonte è quindi una società in cui libertarismo ed edonismo personali coesistono con (e sono sostenuti da) una complessa rete di meccanismi regolativi dello Stato.

Per dirla in modo leggermente diverso: il capitalismo contemporaneo tende a generare situazioni in cui c’ è bisogno di interventi rapidi e di grande portata, ma il problema è che la cornice istituzionale parlamentare-democratica non permette facilmente questo tipo di interventi.

Improvvise crisi finanziarie, catastrofi ecologiche, grandi riorientamenti dell’ economia, tutto questo necessita di un organo che abbia la piena autorità di reagire con rapidità con le contromisure appropriate, aggirando le sottigliezze dell’ interminabile negoziazione democratica.

Pensiamo al crollo finanziario del 2008: ciò che ha significato in realtà la tanto glorificata risposta “bipartisan” negli Stati Uniti è che la democrazia è stata di fatto sospesa.

Non c’ era tempo per impegnarsi nelle procedure democratiche vere e proprie, e quelli che si sono opposti al piano del Congresso americano sono stati ben presto costretti ad adattarsi al volere della maggioranza.

Bush, McCain e Obama si sono velocemente messi insieme ed hanno spiegato, a beneficio dei confusi, che ci trovavamo in uno stato di emergenza, e che semplicemente bisognava agire in fretta.

Il modello cinese di un organo extragiuridico in grado di imporre tali soluzioni non è quindi solo un modo che il Partito Comunista ha di mantenere il controllo; esso adempie anche ad un bisogno fondamentale del Capitalismo contemporaneo.

Ma la Cina non è un paese stabile con un regime autoritario che garantisce armonia e tiene sotto controllo il capitalismo.

Ogni anno migliaia di ribellioni da parte di operai, contadini e minoranze devono essere represse dalla polizia e dall’ esercito.

Non sorprende che la propaganda ufficiale insista ossessivamente sul concetto della società armoniosa: questo stesso eccesso testimonia l’ opposto, la minaccia del caos e del disordine.

Dobbiamo tener presente quì la regola fondamentale dell’ ermenenutica stalinista: dal momento che i media ufficiali non raccontano apertamente i problemi, il modo più affidabile di scoprirli è cercare eccessi compensatori nella propaganda dello Stato: più l’ “armonia” è celebrata, più in realtà ci sono caos e antagonismo.

La Cina mantiene a mala pena il controllo. E rischia di esplodere.

 

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