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Deleghe

Deleghe

Ai sensi dell’art. 67, 1° comma, disp. att. c.c., ogni condòmino può intervenire all’ assemblea anche a mezzo di rappresentante.
La norma è dichiarata inderogabile dall’art. 72 disp. att. c.c., per cui non sarebbe valida una clausola regolamentare, anche di natura contrattuale, che disponesse altrimenti.
Ciò non toglie che questo diritto possa essere regolamentato.
Così, ad esempio, la giurisprudenza ha affermato che la clausola regolamentare che limita il potere di rappresentanza, nel senso di consentirne l’esercizio solo tramite determinate persone, quali ad esempio parenti o altre tipologie specifiche di condòmini, non contrasta con il disposto dell’art. 67 citato, in quanto la disciplina posta da tale articolo non osta alla regolamentazione del diritto di farsi rappresentare quanto alle concrete modalitа di esercizio (Cass. 11-8-1982, n. 4530).
Il regolamento, altresì, può stabilire limiti al numero di deleghe conferite ad un solo condòmino.
Qualora un condòmino sia fornito di un numero di deleghe superiore a quello consentito, si configura un vizio nel procedimento di formazione della delibera, che dа luogo non ad un’ ipotesi di nullità della delibera stessa, bensì ad un caso di annullabilitа ex art. 1137 c.c. (Cass. 12-12-1986, n. 7402).
Al riguardo è bene precisare che, affinchè la delibera possa considerarsi viziata, è necessario che i voti invalidi siano proprio quelli che hanno determinato il raggiungimento del numero legale e del quorum necessario.
Ove ciò non si verifichi, la giurisprudenza, ricorrendo a quella che in diritto processuale amministrativo viene definita «prova di resistenza», tende a considerare ugualmente valida la delibera, sul rilievo dell’assoluta ininfluenza, sul piano sostanziale, della dichiarazione di illegittimitа dei voti invalidamente esercitati (CUSANO).

Delega all’ amministratore

La giurisprudenza si è espressa favorevolmente, affermando che un condòmino può legittimamente delegare l’amministratore a partecipare alle assemblee (a maggior ragione nel caso in cui l’amministratore medesimo sia anche condòmino). Occorre tuttavia verificare, nel caso concreto, se si configuri un conflitto, anche solo potenziale, tra amministratore e condomìnio.
Può in caso affermativo essere applicato in via analogica l’art. 2373 c.c., che prevede l’ impugnabilitа della delibera, previo esperimento della c.d. prova di resistenza (Trib. Barcellona Pozzo Di Gotto, 5-12-1994, n. 328). Ma in quale caso può configurarsi un tale conflitto? Esso è certamente presente nelle materie relative alla discussione ed approvazione del bilancio consuntivo e alla nomina o riconferma dell’amministratore. Pertanto ove l’amministratore rappresenti per delega la maggioranza dei presenti all’assemblea, le relative delibere devono considerarsi annullabili, in quanto non vi è stata la possibilità di un concreto dibattito su argomenti relativi ai quali l’amministratore potrebbe avere un interesse personale in contrasto con quello del condominio.
Quanto, infine, ai rapporti intercorrenti tra rappresentante e rappresentato, questi sono disciplinati dalle regole del mandato, con la conseguenza che il solo delegante è legittimato a far valere gli eventuali vizi della delega (Cass. 26-4-1994, n. 3952).

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